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Illustrazione in stile anime realistico di un ragazzo con casco da cantiere che osserva un grande cervello in costruzione, con operai e impalcature al lavoro: rappresentazione della ristrutturazione cognitiva come processo attivo e concreto.

Autismo e ristrutturazione cognitiva

La ristrutturazione cognitiva è una tecnica efficace per riconoscere pensieri automatici e distorsioni cognitive. Tuttavia, nell’autismo molti pensieri non nascono solo da errori di interpretazione, ma da uno stato di attivazione del sistema nervoso. Quando il corpo è in allarme, il cervello produce pensieri coerenti con quell’allarme, rendendoli difficili da modificare. In questi casi è necessario intervenire prima sulla regolazione del sistema nervoso e solo dopo lavorare sui pensieri.

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Illustrazione in stile anime realistico di un ragazzo androgino con capelli lunghi scuri che solleva una maschera bianca sorridente, simbolo del masking e del passaggio verso strategie di coping nell’autismo.

Autismo: passare dal masking al coping

Molte persone autistiche imparano presto il masking: adattare il comportamento per risultare socialmente leggibili. Il coping segue una direzione diversa: costruire strategie che aiutano il proprio sistema a funzionare e restare in equilibrio. In questo articolo esploriamo come funzionano imitazione e apprendimento osservativo, perché masking e coping vengono spesso confusi e come passare dalla maschera agli strumenti.

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Camaleonte grigio con una maschera colorata e sorridente sulla schiena

Il peso del camaleonte: Quando l’adattamento sociale diventa una trappola funzionale nell’autismo e ADHD

All’esterno appaiono come le persone più adattabili, disponibili e “a bassa manutenzione” che conosciate. Ma dietro quel sorriso accomodante si nasconde spesso un meccanismo di sopravvivenza costoso e logorante. In questo articolo esploriamo il “Peso del Camaleonte”: l’intersezione tra Masking autistico, people-pleasing nell’ADHD e la risposta da trauma nota come “Fawn” (compiacere). Analizzeremo come quello che sembra un “buon carattere” sia in realtà una forma di pliance generalizzata — ovvero un comportamento governato da regole che seguiamo per evitare punizioni o ottenere approvazione sociale, piuttosto che per utilità reale — e tracceremo la strada per passare dalla sopravvivenza forzata alla libertà di essere se stessi. Il paper argomenta che burnout, depressione e solitudine nel neurodivergente non sono difetti, ma il prezzo metabolico di un sistema di sicurezza sociale iperattivo che nessuno ha mai spento.

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Dieci strategie per migliorare le competenze sociali senza rinunciare all’autenticità autistica

Per le persone autistiche, migliorare le competenze sociali non significa abbandonare la propria autenticità, ma trovare strategie che permettano loro di interagire con gli altri nel rispetto delle proprie peculiarità. Identificare i propri punti di forza, imparare a essere assertivi, creare reti sociali su misura e gestire il sovraccarico sensoriale sono solo alcune delle tattiche che possono aiutare. In ultima analisi, è fondamentale che la società continui a valorizzare la neurodiversità, offrendo spazi sociali inclusivi in cui tutti, indipendentemente dalle proprie differenze neurologiche, possano sentirsi accettati e compresi.

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Il burnout autistico: Cos’è e in che modo si distingue dal burnout tradizionale?

Il burnout autistico è una condizione che sta ricevendo crescente attenzione nella letteratura scientifica, essendo emersa come un fenomeno distinto rispetto al burnout comunemente associato a contesti lavorativi. Caratterizzato da esaurimento fisico, mentale ed emotivo, nonché da un’accentuazione dei tratti autistici, il burnout autistico ha implicazioni uniche per coloro che vivono nello spettro dell’autismo. Questo articolo esplora le caratteristiche distintive del burnout autistico e le differenze rispetto al burnout tradizionale.

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Il rapporto di genere nell’Autismo, spiegato semplicemente

L'autismo è significativamente più comune nella popolazione maschile rispetto a quella femminile. Questo rapporto disomogeneo tra i due sessi è stato riconosciuto sin dai primi casi di autismo descritti negli anni '40. L’esatta ragione di questa situazione non ci è ancora nota. La spiegazione potrebbe risiedere nelle differenze biologiche di genere. Oppure, alcuni esperti ipotizzano che si potrebbe trattare di un artefatto del modo in cui l'autismo viene definito e diagnosticato.

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