Categoria Advocacy

Illustrazione in stile anime realistico di un'aula scolastica vista dall'alto. Gli studenti sono riuniti in piccoli gruppi mentre un ragazzo dai capelli lunghi e scuri siede da solo vicino alla finestra, osservando la classe. L'immagine rappresenta il senso di isolamento sociale e il tema del bullismo nell'autismo.

Autismo e bullismo

Autismo e bullismo sono strettamente collegati. Le persone autistiche hanno un rischio maggiore di subire bullismo e le conseguenze possono accompagnarle anche per molti anni. In questo articolo esploriamo perché accade, come funziona il bullismo, quali effetti lascia sul cervello e sulle relazioni e cosa possiamo fare, sia come vittime sia come spettatori o aggressori, per interrompere queste dinamiche.

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Persone con stili di vita diversi condividono lo stesso spazio: una donna incinta, un genitore con una bambina e una persona che legge con il proprio cane.

Autismo e genitorialità

Per molte persone la genitorialità viene considerata una tappa naturale della vita adulta. Per molte persone autistiche la domanda prende spesso una forma diversa: avere un figlio è compatibile con il mio modo di funzionare, le mie energie, i miei desideri e la vita che voglio costruire? In questo articolo esploriamo maternità, paternità, ereditarietà, sovraccarico, qualità della vita e scelta di avere o non avere figli, attraverso le esperienze e le riflessioni che emergono nei gruppi di adulti autistici.

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“Nulla su di noi senza di noi” – ma chi è questo “noi”?

Lo slogan "Nulla su di noi senza di noi" è diventato uno dei princìpi cardine dell'advocacy contemporanea sulla disabilità. Nella sua essenza, esprime un'idea morale importante: le persone con disabilità non dovrebbero essere escluse dalle decisioni che riguardano la loro vita.

In molti contesti, questo principio è insieme ragionevole e necessario. Ma l'autismo solleva questioni difficili a cui lo slogan, da solo, non sa rispondere.

Chi è esattamente il "noi" senza il quale nulla può essere deciso? Si riferisce in primo luogo alle persone autistiche in grado di autorappresentarsi in modo autonomo? E le persone autistiche non verbali, con grave disabilità intellettiva,[1] o che necessitano di supervisione e assistenza per tutta la vita? E che cosa accade quando le persone più visibili nel discorso pubblico sull'autismo sono spesso quelle meno toccate dalle forme più gravi della condizione?

Che cosa accade quando le persone più visibili nella discussione pubblica sull'autismo sono spesso quelle meno colpite dalle forme più gravi della condizione, e che forse non sarebbero state diagnosticate vent'anni o trent'anni fa?
Sono domande che è diventato sempre più difficile ignorare.

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Invecchiare nello spettro autistico: cosa emerge dalla ricerca più recente

Un anno fa, su queste pagine, abbiamo pubblicato la traduzione di un articolo di Gavin Stewart che faceva il punto su cosa sappiamo (e non sappiamo) su autismo e invecchiamento. La questione che emergeva era netta: meno dell'1% della ricerca sull'autismo si è occupata di persone autistiche di mezza età o anziane, lasciando milioni di adulti senza risposte sui propri bisogni di salute lungo il corso della vita.

A febbraio 2026 Nature ha dedicato al tema un'inchiesta a firma di Miryam Naddaf ("Ageing with autism", vol. 650, pp. 538–540) che riprende la questione e la aggiorna con i dati pubblicati nell'ultimo biennio. È un'occasione utile per tornare sull'argomento, perché nel frattempo la ricerca si è mossa — anche se non quanto servirebbe — e perché alcune nuove evidenze meritano di essere rese note alla comunità autistica italiana che resta, in larga parte, ancora estranea a questo dibattito.

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Illustrazione artistica di un profilo umano visto di lato, con il cervello rappresentato in modo stilizzato e colorato, pieno di connessioni luminose e ramificate. Attorno alla figura compaiono parole chiave come pensiero ampio, dettagli, connessioni e fatica reale. L’immagine rappresenta il funzionamento complesso dell’autismo e dell’alto potenziale cognitivo.

Autismo e Alto Potenziale Cognitivo

Quando alto potenziale e autismo si intrecciano, il funzionamento diventa meno lineare e più difficile da leggere. Alcune aree sono molto sviluppate, altre richiedono più supporto. Anche l’identità può diventare meno chiara, perché parti diverse del funzionamento faticano a stare insieme. Questo articolo esplora caratteristiche, criticità e strategie per rendere il funzionamento più comprensibile e gestibile.

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Illustrazione in stile anime realistico di un ragazzo con casco da cantiere che osserva un grande cervello in costruzione, con operai e impalcature al lavoro: rappresentazione della ristrutturazione cognitiva come processo attivo e concreto.

Autismo e ristrutturazione cognitiva

La ristrutturazione cognitiva è una tecnica efficace per riconoscere pensieri automatici e distorsioni cognitive. Tuttavia, nell’autismo molti pensieri non nascono solo da errori di interpretazione, ma da uno stato di attivazione del sistema nervoso. Quando il corpo è in allarme, il cervello produce pensieri coerenti con quell’allarme, rendendoli difficili da modificare. In questi casi è necessario intervenire prima sulla regolazione del sistema nervoso e solo dopo lavorare sui pensieri.

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