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Autismo e emozioni sociali – Parte 2
L'identità si costruisce anche attraverso i feedback degli altri. Nei profili autistici, quei feedback arrivano in modo diverso — e quello che costruiscono, nel tempo, è una persona diversamente fatta. Mascheramento, autostima, diagnosi e relazioni: come le emozioni sociali atipiche plasmano chi si diventa.

Autismo e emozioni sociali – Parte 1
Le emozioni sociali nascono nelle relazioni e richiedono corpo, mente e contesto. Nello spettro autistico, questo processo segue tempi e modalità diverse.

Invecchiare nello spettro autistico: cosa emerge dalla ricerca più recente
Un anno fa, su queste pagine, abbiamo pubblicato la traduzione di un articolo di Gavin Stewart che faceva il punto su cosa sappiamo (e non sappiamo) su autismo e invecchiamento. La questione che emergeva era netta: meno dell'1% della ricerca sull'autismo si è occupata di persone autistiche di mezza età o anziane, lasciando milioni di adulti senza risposte sui propri bisogni di salute lungo il corso della vita.
A febbraio 2026 Nature ha dedicato al tema un'inchiesta a firma di Miryam Naddaf ("Ageing with autism", vol. 650, pp. 538–540) che riprende la questione e la aggiorna con i dati pubblicati nell'ultimo biennio. È un'occasione utile per tornare sull'argomento, perché nel frattempo la ricerca si è mossa — anche se non quanto servirebbe — e perché alcune nuove evidenze meritano di essere rese note alla comunità autistica italiana che resta, in larga parte, ancora estranea a questo dibattito.

Autismo e paura
L’autismo spiega molto, ma non basta a definire una persona. Un articolo per leggere l’identità come sistema, tra corpo, mente, esperienze e contesto.

Autismo e identità come sistema complesso
L’autismo spiega molto, ma non basta a definire una persona. Un articolo per leggere l’identità come sistema, tra corpo, mente, esperienze e contesto.

Autismo e Alto Potenziale Cognitivo
Quando alto potenziale e autismo si intrecciano, il funzionamento diventa meno lineare e più difficile da leggere. Alcune aree sono molto sviluppate, altre richiedono più supporto. Anche l’identità può diventare meno chiara, perché parti diverse del funzionamento faticano a stare insieme. Questo articolo esplora caratteristiche, criticità e strategie per rendere il funzionamento più comprensibile e gestibile.

Autismo e il circolo vizioso delle funzioni esecutive
Le funzioni esecutive influenzano azioni, decisioni e senso di identità. Nell’autismo il loro funzionamento varia con il carico e può entrare in un circolo vizioso che impatta motivazione, continuità e percezione di sé. Questo articolo spiega cosa accade e da dove iniziare per intervenire in modo concreto.

Autismo e ristrutturazione cognitiva
La ristrutturazione cognitiva è una tecnica efficace per riconoscere pensieri automatici e distorsioni cognitive. Tuttavia, nell’autismo molti pensieri non nascono solo da errori di interpretazione, ma da uno stato di attivazione del sistema nervoso. Quando il corpo è in allarme, il cervello produce pensieri coerenti con quell’allarme, rendendoli difficili da modificare. In questi casi è necessario intervenire prima sulla regolazione del sistema nervoso e solo dopo lavorare sui pensieri.

Autismo, interocezione e Teoria della mente
La teoria della mente è spesso descritta come la capacità di comprendere gli altri, ma riguarda anche la costruzione di un modello di sé. Questo modello si basa sui segnali corporei, raccolti attraverso l’interocezione. Quando questi segnali sono deboli, intermittenti o tardivi, la mente continua a interpretare, ma lo fa partendo da dati incompleti. Il risultato è un funzionamento apparentemente efficace all’esterno, con decisioni, emozioni e confini che si chiariscono solo dopo. L’articolo approfondisce il legame tra teoria della mente, alessitimia e interocezione, mostrando cosa cambia nella vita quotidiana e come allenare l’accesso ai segnali corporei.

Il nome sbagliato
"Ma dottore, mio figlio non può avere un deficit di attenzione. Quando gioca alla PlayStation sta concentrato per tre ore." Quel genitore ha perfettamente ragione — e proprio questo è il problema. Dall'ADHD alla dislessia, dalla discalculia all'autismo, le etichette diagnostiche del neurosviluppo confondono sistematicamente l'osservabile con il meccanismo, il termometro con la febbre. In questo articolo ripercorro l'errore strutturale che accomuna l'intero paradigma nosografico e propongo un modo diverso di pensare le diagnosi: non come scatole, ma come ecosistemi.

L’intervista della Prof.ssa Uta Frith: cosa ne pensiamo?
Tony Attwood e Michelle Garnett rispondono all'intervista di Dame Uta Frith su TES Magazine, in cui la ricercatrice propone di restringere la diagnosi di autismo ai soli casi con disabilità intellettiva. La loro risposta è clinica e personale: Michelle Garnett, lei stessa autistica e ADHD diagnosticata in età adulta, soddisfa tutti i criteri del DSM-5 tranne il Criterio D. Attwood e Garnett smontano le affermazioni di Frith sul masking, sulla mancanza di basi scientifiche e sulla storia della diagnosi, con l'autorevolezza di chi ha valutato migliaia di persone autistiche in quarant'anni di pratica clinica.

Autismo: passare dal masking al coping
Molte persone autistiche imparano presto il masking: adattare il comportamento per risultare socialmente leggibili. Il coping segue una direzione diversa: costruire strategie che aiutano il proprio sistema a funzionare e restare in equilibrio. In questo articolo esploriamo come funzionano imitazione e apprendimento osservativo, perché masking e coping vengono spesso confusi e come passare dalla maschera agli strumenti.

