del prof. Tony Attwood
Traduzione a cura di Francesco Gemignani
In questa serie di quattro articoli, il professor Tony Attwood riflette sui suoi 50 anni di carriera nel campo dell’autismo. Nel primo articolo, contestualizza storicamente l’autismo. Nel secondo condivide le sue osservazioni su come i diversi individui gestiscono il loro essere autistici e i vari risultati di questi meccanismi di coping. Nel terzo descrive le condizioni che comunemente si presentano in co-occorrenza con l’autismo mentre nell’ultimo parla della prognosi nell’autismo.
Chi è Tony Attwood?
Il Prof. Tony Attwood PhD è uno psicologo clinico, educatore e autore riconosciuto a livello internazionale. Recentemente ospite del programma Australian Story della ABC, Tony è una delle massime autorità mondiali in materia di autismo. Il suo libro Guida completa alla sindrome di Asperger è un best-seller internazionale e un testo di riferimento per i genitori e i professionisti del settore.

Introduzione
Una delle caratteristiche centrali dell’autismo, secondo i criteri diagnostici del DSM 5, è un deficit nella comunicazione e nell’interazione sociale. Gli aspetti sociali e interpersonali della vita rappresentano una sfida per un bambino o un adulto autistico. Quindi, come fa una persona autistica ad adattarsi a queste sfide? La mia vasta esperienza clinica suggerisce che ci sono quattro potenziali adattamenti basati sulla personalità e sull’acquisizione di meccanismi di coping: l’introversione, l’estroversione, il camuffamento e la compensazione.
L’introversione
L’adattamento più facilmente riconoscibile è quello del bambino che potrebbe essere descritto come introverso. Il bambino, e successivamente l’adulto, minimizza o evita attivamente l’impegno sociale, riconoscendo che le interazioni sociali sono indecifrabilmente complesse, opprimenti e stressanti. Questo cospicuo adattamento, quindi, consiste nello scegliere, ove possibile, di stare da soli per realizzare ciò che si vuole fare senza interruzioni, e non necessariamente sentendosi soli nel metterlo in atto. Attraverso la solitudine la persona ripristina i suoi livelli di energia, poiché stare con le persone è a volte sconcertante ed estenuante.
Tuttavia, si vedono sempre più spesso bambini autistici il cui tipo di personalità è estroverso, e che sono altamente motivati a socializzare. Per questi individui, ci sono due potenziali adattamenti che facilitano il coinvolgimento sociale.
L’estroversione
L’autistico estroverso cerca attivamente il coivolgimento sociale. Purtroppo, a causa di difficoltà con la “teoria della mente”, i bambini e gli adulti autistici faticano a leggere tutte quelle sottili comunicazioni non verbali utilizzate in un’interazione sociale che regolano e moderano la fluidità, la reciprocità e l’intensità del coinvolgimento sociale. Sfortunatamente, il loro comportamento sociale può quindi essere percepito come invadente, insistente o addirittura irritante. Una metafora per descrivere questo adattamento all’autismo è quella di un guidatore che non vede i segnali stradali (comunicazione non verbale) o non rispetta il codice della strada (convenzioni sociali e contesto). Essi non sono in grado di leggere con precisione le situazioni sociali e quindi vengono criticati per i loro comportamenti inappropriati.
Sebbene vi sia una notevole motivazione per l’interazione sociale e per il fare amicizia, la continuità di queste esperienze può tuttavia essere interrotta prematuramente dai loro coetanei. La conseguenza è che la persona autistica si sente amareggiata dal fatto che le conversazioni, le amicizie e le relazioni siano di breve durata e che l’essere popolari da un punto di vista sociale rimanga per loro un qualcosa di irraggiungibile. Quando conquista l’amicizia di qualcuno, la persona autistica può diventare possessiva, idealizzando il suo nuovo amico con un’entusiasmo eccessivo. Quando l’amicizia o la relazione finisce, possono esserci un’intensa disperazione e sentimenti di abbandono, tradimento e incomprensione.
Il Camuffamento
La persona autistica che ricorre al camuffamento è molto consapevole delle sue difficoltà nel leggere la comunicazione non verbale e nel fare e mantenere amicizie. Proprio in virtù di questa consapevolezza, inizialmente si distaccano dai loro coetanei ma osservano attentamente le loro interazioni sociali e il comportamento sociale delle altre persone in generale. Cercano di apprendere “i sistemi o le regole sociali” e di determinare, interpretare e rispettare tali regole sociali. Le loro abilità sociali sono raggiunte attraverso l’analisi intellettuale piuttosto che attraverso dei processi intuitivi. Così facendo, camuffando efficacemente le loro difficoltà sociali. C’è la creazione di una “maschera” sociale. Sappiamo che il 70% degli adulti autistici di livello 1 usa costantemente il camuffamento nelle situazioni sociali. Gli studi dimostrano che le femmine autistiche tendono ad essere più brave dei maschi a mimetizzarsi e ad utilizzare questa strategia di adattamento in una gamma più ampia di situazioni sociali.
La ragazza autistica adolescente potrebbe aver camuffato efficacemente il suo autismo, per “volare al di sotto dei radar per l’autismo” e non essere presa in considerazione per una valutazione diagnostica con commenti del tipo “sei troppo socievole per essere autistica”. Ogni giorno a scuola (ma probabilmente non a casa) ha recitato il ruolo di una tipica scolaretta, tanto da meritare un Oscar per la performance sociale messa in atto con i suoi coetanei. Ha una socievolezza di facciata, che è efficace, ma approssimativa e, al tempo stesso, estenuante. Ha anche una mancanza di identità sociale, se non quella di essere la persona che gli altri si aspettano che sia. Il camuffamento può ritardare una valutazione diagnostica per l’autismo fino alla tarda adolescenza o all’età adulta, il che ritarderà anche l’accesso a un supporto e a una terapia adeguati.
Può esserci ansia da prestazione nelle situazioni sociali, come se lei fosse continuamente “in scena”. Come Cenerentola al ballo, può mantenere la finzione per un po’, ma poi esaurisce completamente l’energia mentale e deve tornare a casa per riprendersi attraverso la solitudine. È probabile che rimugini sulle sue prestazioni sociali nella sua camera da letto e gli elevati livelli di stress possono evolvere in un disturbo d’ansia o in depressione e autolesionismo.
Le conseguenze del camuffamento dell’autismo possono essere una mancanza di conoscenza del proprio vero e autentico Sé, con alcune donne adulte che dicono: “non so chi sono”. Ciò può portare a una mancanza di identità, a una bassa autostima e ad una costante e continua autoanalisi.
La donna autistica riconosce che le sue amicizie e relazioni sono basate sull’inganno legato al fatto che si è presentata [agli altri, NdR] con una “falsa” identità. Questo aumenta i suoi sentimenti di profonda solitudine interiore. Desidera ardentemente trovare, ed essere in grado di essere, il suo Sé autentico, ma è consapevole che quando il suo vero Sé viene rivelato, può essere rifiutata e disprezzata.
La psicoterapia deve concentrarsi sulle conseguenze negative a lungo termine del camuffamento, incoraggiare l’accettazione di sé e facilitare i modi per spiegare le caratteristiche dell’autismo ad amici e colleghi, in modo che gli altri possano accogliere e apprezzare tali caratteristiche per facilitare l’accettazione e l’inclusione sociale.
LA Compensazione
Un quarto adattamento all’autismo è creare uno stile di vita che minimizzi le caratteristiche dell’autismo. La ragazza autistica può preferire la compagnia dei ragazzi, le cui dinamiche sociali sono relativamente più semplici da decifrare rispetto a quelle delle ragazze. I ragazzi possono essere più accomodanti con qualcuno che è socialmente goffo, ma che chiaramente si diverte ed è rilassato in loro compagnia.
La compensazione può essere ottenuta anche sviluppando un interesse e un talento per le scienze, le arti e i giochi per computer, diventando un autore, artista, musicista, cantante, poliglotta, scienziato e progettista di giochi. Le eccentricità sociali vengono accettate e accolte perché apprezzate dai coetanei che riconoscono e ammirano un particolare talento.
Un’altra strategia di compensazione è sviluppare un interesse per eroi e supereroi immaginari e avere amicizie basate su interessi condivisi, come cosplay e Comic-Con. Questo fornisce ruoli definiti e riconosciuti e fa guadagnare lo “status” di personaggio alternativo. La ragazza autistica può cercare l’integrazione sociale studiando psicologia e leggendo avidamente libri sul linguaggio del corpo e sull’amicizia, oppure intraprendendo una carriera che non comporta molto impegno sociale, come diventare una guardia forestale.
Altre strategie di compensazione possono includere frequentare la scuola con un orario ridotto e lavorare part-time per ridurre gli effetti dell’esaurimento, e avere una rete sociale di amici e colleghi nello spettro, vale a dire circondarsi di persone che accettano e incoraggiano il proprio autismo. Il senso di connessione e di autenticità è molto apprezzato.
Link all’articolo originale: https://attwoodandgarnettevents.com/exploring-autism-part-2/




