La tirannia educativa dei neurotipici

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di Joi Ito

traduzione italiana a cura di Marco Cadavero

L’attuale sistema scolastico è troppo rigido ed è comunque stato pensato per un mondo del tutto diverso.

L’APPRENDIMENTO FORMALE NON mi è stato particolarmente utile. Sono stato espulso dall’asilo per essere scappato troppe volte e ho come l’impressione di aver abbandonato due corsi di laurea e un dottorato in economia e management. Non sono stato sottoposto a nessun test, ma sono arrivato a considerarmi in qualche misura “neuroatipico”.

“Neurotipico” è un termine usato dalla comunità autistica per descrivere ciò che la società definisce “normale”. Secondo il Centers for Disease Control, un bambino su 59, e un ragazzo su 34, sono nello spettro autistico – in altre parole, neuroatipici. Si tratta del 3% della popolazione maschile. Se si aggiunge l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) e la dislessia, circa una persona su quattro non è “neurotipica”.

In NeuroTribù, Steve Silberman ripercorre la storia di queste condizioni non neurotipiche, tra cui l’autismo, descritto dal medico viennese Hans Asperger e da Leo Kanner a Baltimora negli anni Trenta e Quaranta. Asperger lavorava nella Vienna occupata dai nazisti, che stava praticando l’eutanasia dei bambini istituzionalizzati, e definì un ampio spettro di bambini che erano socialmente impacciati. Altri avevano capacità straordinarie e un “fascino per le regole, le leggi e gli orari”, per usare le parole di Silberman. Leo Kanner, invece, descrisse bambini che erano più disabilitati. Il suggerimento di Kanner che la condizione fosse attivata da una cattiva condotta genitoriale ha reso l’autismo una fonte di stigma per i genitori e ha portato a decenni di lavoro nel tentativo di “curare” l’autismo piuttosto che sviluppare modi per le famiglie, il sistema educativo e la società di adattarsi ad esso.

Le nostre scuole, in particolare, hanno fallito con questi studenti neurodivergenti, in parte perché sono state progettate per preparare i nostri figli a lavori tipici nell’ambiente di produzione di massa per colletti bianchi e blu creato dalla rivoluzione industriale. Gli studenti acquisiscono un bagaglio di competenze standardizzate e una indole obbediente, organizzata e affidabile che è stata utile alla società in passato, ma che ad oggi lo è più. Sospetto che quel quarto della popolazione a cui è stata diagnosticata una qualche forma di non-neurotipicità sia in difficoltà con la struttura e il metodo dell’istruzione moderna, e probabilmente lo sono anche molti altri.

Dico spesso che l’istruzione è ciò che gli altri ti danno e l’apprendimento è ciò che tu dai a te stesso. Ma credo anche che il concetto di istruzione in senso lato sia superato e che sia necessario un approccio completamente nuovo per potenziare l’apprendimento. Dobbiamo rinnovare la nostra nozione di “istruzione” e liberarci dalle metriche ordinate e lineari della società del passato, quando eravamo concentrati sulla produzione in larga scala e di massa di oggetti. Accettare e rispettare la neurodiversità è la chiave per sopravvivere alla trasformazione guidata da Internet e dall’intelligenza artificiale, che sta distruggendo la prevedibilità newtoniana del passato per sostituirla con un mondo heisenberghiano fatto di complessità e incertezza.

In Life, Animated, Ron Suskind racconta la storia del suo figlio autistico Owen, che ha perso la capacità di parlare intorno al suo terzo compleanno. Owen amava i film d’animazione Disney già prima che iniziasse la sua regressione e, dopo qualche anno di silenzio, è emerso che aveva memorizzato decine di classici Disney nella loro interezza. Alla fine ha sviluppato la capacità di comunicare con la sua famiglia interpretando i personaggi animati che tanto amava e parlando con le loro voci, e ha imparato a leggere attraverso la lettura dei titoli di coda dei film. Insieme alla sua famiglia, Owen ha recentemente contribuito a progettare un nuovo tipo di app per la condivisione dello schermo, chiamata Sidekicks, in modo che anche altre famiglie possano utilizzare la stessa tecnica.

La storia di Owen ci insegna come l’autismo possa manifestarsi in modi diversi e come, se chi si prende cura di lui riesce ad adattarsi invece di forzare i bambini a “essere normali”, molti bambini autistici possano sopravvivere e crescere bene. Le nostre istituzioni, tuttavia, sono mal progettate per fornire programmi individualizzati e personalizzati per educare questi bambini.

Oltre alle scuole mal progettate per i non neurotipici, la nostra società tradizionalmente ha avuto scarsa tolleranza o compassione per chiunque mancasse di abilità sociali o fosse percepito in qualche misura come non “normale”. Temple Grandin, sostenitrice del benessere degli animali e lei stessa, persona in qualche punto dello spettro, sostiene che Albert Einstein, Wolfgang Mozart e Nikola Tesla sarebbero stati diagnosticati nello “spettro autistico” se solo fossero stati vivi oggi. Ritiene inoltre che l’autismo abbia contribuito a lungo allo sviluppo umano e che “senza i tratti autistici vivremmo ancora nelle caverne”. [Temple Grandin] È un’importante portavoce del movimento per la neurodiversità, che sostiene che le differenze neurologiche devono essere rispettate allo stesso modo della diversità di genere, etnia o orientamento sessuale.

Nonostante le difficoltà con alcune delle cose che i neurotipici trovano facili, le persone Asperger e con altre forme di autismo presentano spesso capacità insolite. Per esempio, l’Unità speciale di intelligence 9900 della Forza di Difesa israeliana, che si occupa dell’analisi delle immagini aeree e satellitari, è composta in buona parte da persone nello spettro autistico  che presentano una capacità preternaturale di individuare gli schemi. Credo che, almeno in parte, il successo fenomenale della Silicon Valley sia dovuto al fatto che la sua cultura dà poco valore ai valori sociali e aziendali convenzionali che premiano l’esperienza e il conformismo basati sull’età, che sono invece dominanti nella maggior parte della società e delle istituzioni della East Coast.

La cultura della Silicon Valley celebra i giovani nerd e impacciati e ha trasformato i loro poteri sovrumani e “anormali” in una macchina per fare soldi che è invidiata da tutto il mondo (questa nuova cultura è meravigliosamente inclusiva dal punto di vista della neurodiversità, ma è centrata sui bianchi e problematica dal punto di vista del genere e della razza).

La capacità di riconoscere gli schemi e molti altri tratti insoliti associati all’autismo sono estremamente adatti alla scienza e all’ingegneria, consentendo spesso una capacità sovrumana di scrivere codici per computer, comprendere idee complesse e risolvere elegantemente difficili problemi matematici.

Sfortunatamente, la maggior parte delle scuole fatica a integrare gli studenti atipici, anche se è sempre più chiaro che l’apprendimento guidato dagli interessi, l’apprendimento basato su progetti e l’apprendimento non direttivo sembrano più adatti alla maggiore diversità di tipi di cablaggi neurologici che ora sappiamo esistere.

Ben Draper, che dirige il Macomber Center for Self Directed Learning, afferma che, sebbene il centro sia progettato per tutte le tipologie di studenti, i bambini che i genitori identificano come appartenenti allo spettro autistico spesso si trovano particolarmente bene al centro anche se hanno avuto difficoltà nelle scuole convenzionali. Ben fa parte del cosiddetto movimento unschooling [apprendimento auto-guidato, NdR], che ritiene che non solo l’apprendimento debba essere auto-diretto, ma che non ci si debba nemmeno concentrare sul direzionare l’apprendimento. I bambini impareranno durante il processo a perseguire le loro passioni e quindi, seguendo questo ragionamento, dobbiamo solo toglierci di mezzo, fornendo semplicemente il supporto necessario.

Molti, naturalmente, sostengono che un approccio del genere è troppo destrutturato e rasenta l’irresponsabilità. Retrospettivamente, però, sento che avrei potuto sicuramente trarre giovamento da un’approccio“unschooling”. In un recente articolo, Ben e il mio collega Andre Uhl, che per primo mi ha fatto conoscere l’unschooling, sostengono che non solo funziona per tutti, ma che l’attuale sistema educativo, oltre a fornire scarsi risultati di apprendimento, viola i diritti dei bambini come individui.

Il MIT è uno dei pochi istituti che, nell’era pre-internet, ha fornito un luogo di aggregazione e di formazione comunitaria e culturale a tipologie di persone non neurotipiche con capacità straordinarie. Persino il MIT, tuttavia, sta ancora sperimentando delle soluzioni per dare a questi ragazzi la diversità e la flessibilità di cui hanno bisogno, soprattutto nel nostro programma di laurea triennale.

Non sono sicuro di come sarei diagnosticato, ma sono completamente incapace di ricevere un’educazione tradizionale. Mi piace imparare, ma lo faccio quasi esclusivamente attraverso le conversazioni e lavorando a dei progetti. In qualche modo ho messo insieme una visione del mondo e una vita passando attraverso molte difficoltà, ma ottenendo anche molte soddisfazioni. Di recente ho scritto una tesi di dottorato sulla mia teoria del mondo e su come l’ho sviluppata.

Non che qualcuno debba generalizzare dalla mia esperienza: un lettore della mia tesi ha detto che sono così insolito che dovrei essere considerato una “sottospecie umana”. Sebbene lo prenda come un complimento, penso che ci siano altri come me che non sono stati così fortunati e hanno finito col subire il sistema tradizionale [d’istruzione, NdR] e col soffrire invece che avere successo. In effetti, la maggior parte dei ragazzi probabilmente non è fortunata come me e, mentre alcuni tipologie di persone sono più adatte al successo nell’attuale configurazione della società, un’altissima percentuale di ragazzi che falliscono nel sistema attuale sono in possesso di un enorme potenziale che, però, non riusciamo a sfruttare.

Oltre a preparare i ragazzi all’alfabetizzazione di base e all’impegno civico, le scuole dell’era industriale si concentravano principalmente sulla preparazione dei ragazzi a lavorare nelle fabbriche o a svolgere lavori ripetitivi da colletti bianchi. Poteva aver senso cercare di convertire i bambini in individui (intelligenti) simili a robot, in grado di risolvere i problemi nei test standardizzati da soli, senza smartphone o internet e solo con una matita n. 2. Selezionare le tipologie di studenti non neurotipici o cercare di curarli con farmaci o attraverso l’istituzionalizzazione poteva, ad un certo punto, essere sembrato importante per la nostra competitività industriale. Inoltre, anche gli strumenti didattici erano limitati dalla tecnologia dell’epoca.

In un mondo in cui veri e propri robot stanno assumendo molti di questi compiti, forse dobbiamo abbracciare la neurodiversità e incoraggiare l’apprendimento collaborativo attraverso la passione, attraverso il gioco e attraverso i progetti. In altre parole, iniziare a insegnare ai bambini ad apprendere in modi che le macchine non possono replicare. Possiamo anche utilizzare la tecnologia moderna per un apprendimento connesso che supporti interessi e abilità diverse e che sia integrato nelle nostre vite e nelle nostre comunità di riferimento.

Al Media Lab abbiamo un gruppo di ricerca chiamato “Lifelong Kindergarten” e il responsabile del gruppo, Mitchel Resnick, ha recentemente scritto un libro con lo stesso nome. Il libro tratta della ricerca del gruppo sull’apprendimento creativo e sulle quattro P – passione, pari, progetti e passatempi. Il gruppo crede, come me, che si impara meglio quando si perseguono le proprie passioni e si lavora con gli altri in un ambiente basato su progetti e attraverso un approccio ludico. Il mio ricordo della scuola è, al contrario: “non si bara”, “fai il tuo lavoro”, “concentrati sul libro di testo, non sui tuoi hobby o sui tuoi progetti” e “c’è tempo per giocare a ricreazione, cerca di essere serio e studia o sarai punito e umiliato”. Esattamente l’opposto delle quattro P.

Credo che molti problemi di salute mentale siano causati dal tentativo di “aggiustare” qualche forma di neurodiversità o semplicemente dall’essere insensibili o scorretti nei confronti della persona. Molte “malattie” mentali possono essere “curate” concentrandosi sulle quattro P e fornendo l’infrastruttura più appropriata per l’apprendimento, per la vita o per le interazioni di quella persona, La mia esperienza con il sistema educativo, sia come soggetto che, ora, come parte di esso, non è così unica. Credo, infatti, che almeno un quarto delle persone diagnosticate come non neurotipiche abbia difficoltà con la strutturazione e con le metodologie dell’istruzione moderna. Le persone che sono cablate in modo diverso dovrebbero essere in grado di pensare a sé stesse come la regola, non solo come un’eccezione.

Link all’articolo: https://www.wired.com/story/tyranny-neurotypicals-unschooling-education/