Autore: Jonathan Delafield Butt
Traduttore: Elena Offerente
Articolo originale: Moving and minds | University of Gothenburg
Il neurofisiologo e vincitore del Premio Nobel Roger Sperry, famoso per il suo lavoro sul ruolo del cervello nei processi di consapevolezza, fece la seguente osservazione: “l’unico prodotto del funzionamento cerebrale è la coordinazione motoria” (Sperry, 1952). Egli sostenne che tutto ciò che facciamo avvenga tramite il movimento, e che l’unico modo in cui possiamo esprimere noi stessi – i nostri sentimenti e desideri, pensieri ed intenzioni – sia tramite la semplice modalità di movimento.

Tutti noi possiamo pensare al movimento volontario come una manifestazione fisica primaria della nostra mente. Il movimento volontario traduce infatti le nostre intenzioni ed i nostri progetti sul piano fisico, tramite i movimenti del corpo. Peraltro, uno studio ha recentemente dimostrato che anche la più sottile sfumatura della nostra esperienza privata diviene disponibile agli altri, e risulta condivisa attraverso i movimenti.
Questo genere di prospettiva in “seconda persona” sta rapidamente prendendo piede nel campo della psicologia (Reddy, 2008), alimentando una nuova branca della neuroscienza sociale dedicata all’osservazione dei fenomeni tramite cui due menti interagiscano per creare i significati condivisi (Schilback et al., 2015). Tale prospettiva trae inoltre informazioni dagli studi preverbali sui lattanti per approfondire ulteriormente il ruolo del corpo e della gestualità all’interno della comunicazione (Delafield-Butt e Trevarthen, 2015; Trevarthen e Delafield-Butt, 2017).
Sia nella primissima infanzia che nelle fasi successive ad essa, gli esseri umani sviluppano gradualmente l’abilità di esprimere e condividere con gli altri i propri sentimenti e pensieri, attraverso i movimenti. Noi realizziamo i nostri desideri tramite il movimento, ed impariamo che gli altri attorno a noi rispondono a differenti espressioni, tramite cambiamenti di gestualità. Noi impariamo le conseguenze dei nostri capricci quando sono incontrollati e fisicamente distruttivi, e cerchiamo una rassicurazione ripristinando un contatto amorevole verso una figura di riferimento. Il bambino impara a connettersi agli altri attraverso l’emissione di suoni vocali: tramite il pianto per segnalare uno stato di sofferenza, o emettendo le prime vocalizzazioni del tipo “papa” “mama”, in seguito alle quali viene piacevolmente premiato.
Man mano che l’infante cresce, i movimenti fanno da fondamento per un apprendimento attivo auto generato, tramite il quale il bambino viene plasmato adeguatamente alla propria cultura di appartenenza (Negayama et al., 2015). I bambini si muovono per raggiungere gli oggetti di interesse, spinti dalla propria motivazione e dal proprio operato (Delafield-Butr e Gangopadhyay, 2013). Essi, quindi, creano esperienze da vivere e dalle quali magari apprendere. Il movimento auto generato, adoperato per esprimere proprie intenzioni, è il marchio di fabbrica di ciò che Jean Piaget (1953) definì come “intelligenza sensorimotoria”, la quale consente l’apprendimento delle conseguenze delle proprie azioni.
A tal proposito, molti bambini con condizioni di ESSENCE soffrono di disturbi motori significativi (Gillberg, 2010; Hatakenaka et al., 2016). Studi recenti hanno dimostrato che i bambini nello spettro autistico mostrano un sottile ma significativo disturbo del movimento auto generato (Fournier et al., 2010; Trevarthen e Delafield-Butt, 2013). Il disturbo motorio impedisce il successo nei movimenti di questi individui e può causare sofferenza e frustrazione nello svolgimento dei compiti quotidiani; dal semplice gesto di afferramento di un giocattolo durante il gioco, al bisogno regolare di una comunicazione gestuale espressiva di felicità o frustrazione. Il movimento costituisce il fondamento per apprendere ed accrescere la propria esperienza intima, è anche essenziale per la condivisione consapevole della propria esperienza con gli altri.
Nel nostro lavoro al GNC a Glasgow abbiamo messo a punto un gioco divertente per bambini su iPad, esso è provvisto di sensori di movimento indossabili che consentono di poter studiare meglio il movimento dei bambini, e di rilevare il contributo motorio nel contesto dell’ESSENCE, specialmente nell’autismo. Poiché i bambini amano l’iPad, è stato possibile registrare e definire meglio i loro movimenti, in quanto hanno avuto modo di giocare con interesse e divertimento. I nostri primi risultati dimostrano che questo gioco può anche essere adoperato come un valido strumento di screening all’interno degli asili nido – in classe o nel contesto clinico – in quanto predittore di autismo con un’accuratezza del 93%, tramite metodo di analisi basato su cloud machine learning Anzulewicz, Sobota, Delafield-Butt, 2016).
Due lunghe e dettagliate decadi di studio sul disturbo motorio nell’autismo hanno suggerito che la perturbazione motoria possa rappresentare un disturbo centrale di tale condizione, più che un problema secondario (Fournier et al.m 2010). Potrebbe quindi esistere una “firma motoria” specifica dell’autismo (Anzulewicz et al., 2016) che lo differenzia da altri disturbi del neurosviluppo, ma occorre ulteriore lavoro per eventuali conferme a riguardo.
C’è una lezione terapeutica da imparare in tutto ciò. Il movimento, così come l’espressione affettiva ed intenzionale, sono ontogeneticamente precedenti al linguaggio. Queste componenti rappresentano il modo in cui inizialmente comunichiamo e realizziamo i contatti significativi con gli altri. Quando comprenderemo meglio il ruolo del movimento nella salute e nella patologia dei bambini, saremmo in grado di rendere noti e di mettere a punto trattamenti efficaci.
Lo psichiatra infantile Daniel Stern osservò le sfumature dei movimenti dei bambini nella comunicazione espressiva, supportato dal suo lavoro precedente col New York City Ballet. Egli notò che i movimenti dei bambini avevano a che fare con l’espressione e la regolazione di arousal e sensazioni (Stern, 2010), essi condividevano la propria e variegata esperienza interiore tramite storie incarnate ed interpretate attraverso i movimenti corporei. La nostra esperienza intima non è isolata dalle altre, né intrappolata nei nostri cervelli. Piuttosto, le nostre paure, i piaceri, le preoccupazioni e le ambizioni, i pensieri e le immagini sono condivise quotidianamente tramite il movimento. Il nostro lavoro al GNC, ed a livello internazionale, è quello di comprendere meglio tutti questi aspetti tramite studi empirici rigorosi e dettagliati che migliorino la comprensione scientifica e la pratica professionale.




