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Che cos’è e come funziona la “gioia autistica”
Uno studio pubblicato di recente su Disability & Society (2025) ha raccolto, tramite questionario online, le voci di 86 adulti autistici per capire quando e come si manifesta la gioia autistica.
I risultati mostrano che molti la sperimentano spesso: emerge da immersione totale nelle attività, piaceri sensoriali e interessi profondi, in contesti favorevoli; le barriere principali sono sociali più che individuali.
Implica integrare la gioia autistica in scuola, servizi e lavoro, con ambienti sensorialmente adatti e piena legittimazione degli interessi senza ridicolizzazione.

Perché gli studenti autistici, con ADHD e AuDHD sono stressati a scuola?
Nuovo studio: le scuole impongono un doppio carico emotivo agli studenti neurodivergenti.

Verso un approccio “neurodiversity-affirmative” in educazione: come fare e perché?
L’approccio neurodiversity-affirmative ci invita a ripensare la scuola come spazio in cui ogni mente trovi il proprio posto, senza il costante bisogno di mascherarsi o di doversi adattare a modelli rigidi e "one-size-fit-all". Un articolo chiaro e stimolante che racconta perché riconoscere e valorizzare la neurodiversità migliora il benessere e l’apprendimento di tutti e non soltanto degli studenti neurodivergenti.

Neurodiversità: il futuro della pedagogia speciale?
Se vogliamo veramente utilizzare gli approcci più efficaci con i bambini e avvalerci delle nuove ricerche sul cervello, la pedagogia speciale deve necessariamente cambiare il suo approccio.
Il modo in cui la pedagogia speciale viene praticata nelle scuole americane deve cambiare. La pedagogia speciale è stata appesantita dall'enfasi posta sui deficit e sui disturbi. Mentre la pedagogia generale si è aperta a nuovi modi di considerare la neuroplasticità del cervello, la mentalità di crescita e altre innovazioni, la pedagogia speciale è rimasta ancorata alle categorie diagnostiche, ai suoi obiettivi e ai suoi metodi di cura e correzione. Il concetto di neurodiversità, sostiene Armstrong, può essere un vero catalizzatore per il cambiamento. Egli definisce la neurodiversità come “una comprensione del fatto che le differenze neurologiche debbano essere onorate e rispettate proprio come qualsiasi altra variazione umana, comprese le diversità di razza, etnia... e così via”. Armstrong illustra quattro modi fondamentali in cui un approccio all'insegnamento ai bambini con differenze di apprendimento basato sulla neurodiversità si differenzierebbe dall'approccio tradizionale: (1) la neurodiversità offre un'idea più sfumata delle origini delle "disabilità"; (2) la neurodiversità si concentra maggiormente sulla ricerca e sulla massimizzazione dei punti di forza degli studenti, piuttosto che sulla correzione dei deficit; (3) un approccio basato sulla neurodiversità porrebbe l'accento sui "metodi di lavoro", ovvero sui modi in cui i ragazzi possono gestire il loro lavoro scolastico e accademico senza lasciare che la loro disabilità interferisca; e (4) piuttosto che "insegnare ai ragazzi i loro disturbi", insegneremmo agli studenti l'adattabilità del cervello, la mentalità di crescita e il valore della diversità neurologica. L'articolo fornisce suggerimenti su come iniziare a realizzare questo cambiamento nell'ambito della pedagogia speciale.

