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  • Ottobre 22, 2021
  • By Marco Minniti

Alta fedeltà

Posted In: Recensioni

Il sarà proiettato sabato 23 ottobre all’interno dell’evento , che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente.

La narrativa di Nick Hornby, sicuramente tra gli scrittori-simbolo degli anni ‘90, è stata spesso e volentieri sfruttata dal cinema. Curiosamente, nonostante il carattere tipicamente “british” delle storie di Hornby, ciò è successo anche al di fuori dei confini del Regno Unito: i recenti È nata una star? e Slam – Tutto per una ragazza, per esempio, sono di produzione italiana, mentre il romanzo Febbre a 90o ha avuto un primo inglese e un secondo americano (L’ in gioco, datato 2005, col baseball a sostituirsi al calcio al centro della trama). Segno evidentemente di un carattere “internazionale” e universale delle storie narrate dallo scrittore britannico, capaci di catturare con precisione determinati periodi della vita, raccontando eventi ed che prescindono dalla loro collocazione geografica. Ciò vale anche, e forse a maggior ragione, per Alta fedeltà, il cui adattamento firmato da Stephen Frears (regista inglese trapiantato negli USA) si sposta da Londra a Chicago, senza perdere nulla del suo senso iniziale. Anzi, il film di Frears, uscito nel 2000 – cinque anni dopo la pubblicazione del romanzo – è attualmente ricordato come uno dei migliori adattamenti cinematografici delle storie di Hornby.

Al centro della trama Rob Gordon, un John Cusack (per fortuna) ancora lontano dalla recitazione stanca e manierata che ne avrebbe accompagnato le ultime prove; l’uomo è proprietario del negozio di dischi Championship Vinyl, sito nella periferia di Chicago. Rob, trentacinquenne, ha come dipendenti Barry e Dick, amici e complici più che collaboratori, svogliati e oggetto frequente di poco convinte minacce di licenziamento da parte dell’amico e datore di . I tre sono accomunati da una passione enciclopedica per la pop e rock, e hanno l’abitudine di stilare delle “top five” su qualsiasi argomento. Proprio da questa abitudine nasce l’ultima trovata di Rob: stilare una classifica delle cinque migliori fregature rimediate dalle sue ex fidanzate, tutte a suo modo di vedere sparite senza nessuna colpa da parte sua. Rob decide di contattare così, separatamente, le cinque protagoniste di queste sue disavventure, in un percorso di scoperta un po’ divertito, un po’ inquieto. La più recente, Laura, sarà quella che lo aiuterà maggiormente e gli darà forse la chiave di volta per un approccio più costruttivo alle .

Si diceva in apertura del carattere universale delle storie di Hornby, di cui Alta fedeltà rappresenta, a nostro avviso, un esempio emblematico. La , infatti, potrebbe essere ambientata ovunque (e non a caso è stata di recente ripresa da una tv di produzione Hulu, in cui il protagonista diventa una donna): più che un’ambientazione geografica, nella vicenda si respira un fragile mood giovanile, se vogliamo (molto) tardoadolescenziale. Un mood che era tipico dello strano e meraviglioso decennio dei nineties, ma che in fondo si ripropone nel cinema, nella narrativa e nella televisione fino a oggi. C’è un fil rouge che lega Alta fedeltà, romanzo scritto nel 1995, a opere cinematografiche come Clerks – Commessi di Kevin Smith (di un anno precedente): stesso senso di dolce precarietà esistenziale, stessi protagonisti irrisolti, stesso imbevuto del rock e della cultura di massa che proliferavano nel periodo. Stesso finto cinismo politically scorrect, a celare fragilità ma anche uno sguardo sulla realtà non ancora arreso. E in fondo il film di Stephen Frears, uscito nel 2000, è un perfetto, ideale “saluto” cinematografico a un decennio irripetibile, prima che cambiasse definitivamente la geografia di , sentimenti e relazioni del mondo giovanile (e non solo).

L’alta fedeltà del titolo, in fondo, non è solo quella dei vinili che suonano instancabili nel negozio di Rob (in un periodo in cui il vinile era davvero vintage e raro, non ancora oggetto della feticistica riscoperta dell’ultimo decennio); non è solo la fedeltà ricercata e mai trovata dall’inquieto personaggio, incapace di mantenere una stabilità sentimentale e sballottolato tra terremoti personali, lavorativi e affettivi; è anche quella del film di Frears alla storia originale di Nick Hornby, ripresa nei suoi con straordinaria precisione, trasformata dall’insieme di musica evocata e immagini sognate della pagina scritta a vero visivo. Sempre a tempo di rock and roll, ovviamente, ma senza farsi mancare una (sana e mai gratuita) malinconia di fondo.

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