Un Modello di orientamento per monitorare gli stati interni.
di Francesca Mela

In questo articolo propongo B.A.D. – Bussola Attivazione–Disattivazione™, uno strumento di orientamento che aiuta a osservare come le esperienze quotidiane modificano gli stati interni e a regolarsi nel tempo in modo più sostenibile.
Perché nasce la Bussola Attivazione–Disattivazione (BAD)™
Per anni, alla domanda “come ti senti?”, la mia risposta è stata sempre la stessa:
boh.
Col tempo quel boh è diventato quasi un personaggio.
Il Grande Boh.
All’inizio lo vivevo come un difetto. Se non sapevo dire cosa provavo, allora c’era qualcosa che non andava in me. Ho passato anni a cercare di rispondere meglio, a sentire “nel modo giusto”.
Poi, dopo la diagnosi, ho fatto una scelta diversa: ho smesso di correggere il Boh e ho iniziato a guardarlo.
Nel mio caso aveva la forma del vuoto. Guardavo dentro e dal corpo non arrivavano segnali chiari.
(Ne parlo anche nell’articolo Autismo e Identità, a proposito di interocezione.)
Ma il Grande Boh ha più facce.
Per molte persone non è vuoto, ma l’opposto: un pieno che trabocca. Lì non sei “freddə”. Sei “troppə”.
E anche lì il punto è lo stesso: non so cosa sto sentendo, so solo che è tanto.

Esperienze diverse.
Stesso problema di fondo.
Ed è per questo che le domande sulle emozioni diventano così faticose. Prima di dire come stai, serve capire cosa sta succedendo nel corpo.
È come svegliarsi in un posto sconosciuto. Intorno ci sono piante, sassi, rumori, movimento. Tutto esiste, ma niente è familiare.
E qualcuno ti chiede: “Che pianta è?”, “Come si chiama quel sasso?”.
Ma tu non sai nemmeno dove sei.
Il corpo è fatto per alternare
Ogni giorno il corpo attraversa un sacco di cose. Si sveglia, si muove, pensa, decide, regge stimoli, richieste, imprevisti. Deve riposare, nutrirsi, rilassarsi.
Quindi a volte deve agire, a volte rallentare per recuperare.
In pratica, un lavorone di cui però non ti accorgi perché il sistema nervoso autonomo lavora sotto traccia senza che tu debba decidere niente, utilizzando due “interruttori biologici”:
Sistema simpatico → ti accende
Sistema parasimpatico → ti rallenta
Quando ti accendi (sistema simpatico)
Il sistema simpatico entra in gioco quando c’è qualcosa da affrontare.
Può essere un’azione concreta, una richiesta mentale, un ambiente affollato, una conversazione, un compito che richiede attenzione.
Il corpo si orienta verso l’esterno. L’energia sale. L’attenzione si stringe.
Serve per:
- concentrarti
- muoverti
- interagire
- decidere
- reggere situazioni complesse
Quando rallenti (sistema parasimpatico)
Il sistema parasimpatico entra in gioco quando il corpo può rallentare.
Quando non serve più spingere, reagire, reggere.
L’attenzione si allarga, il ritmo scende, le informazioni vengono integrate.
Serve per:
- calmarti
- recuperare
- riposare davvero
- metabolizzare quello che è successo
Il corpo alterna. Sempre.
Queste due modalità non funzionano a blocchi separati.
Il corpo passa continuamente dall’una all’altra.
Un corpo che funziona bene alterna.
Si attiva quando serve. Si disattiva quando può.
Questa alternanza è una necessità biologica. Serve a non spaccarti.
Corpi che alternano in modo diverso

Fin qui abbiamo parlato del funzionamento umano in generale.
Poi arriva la vita reale, e una cosa diventa evidente: i corpi non attraversano le giornate tutti allo stesso modo.
Nel funzionamento neurodivergente — soprattutto in quello autistico — l’oscillazione tra attivazione e disattivazione segue assetti diversi.
Per alcune persone molte attività quotidiane chiedono più attivazione del previsto.
Per altre, l’attivazione è costosa, difficile da avviare, e il corpo tende a restare più facilmente in basso.
In entrambi i casi, il sistema nervoso lavora su un assetto che non coincide con quello “standard”, non solo nei momenti critici, ma anche nelle situazioni ordinarie.
Elaborare gli stimoli sensoriali può richiedere più lavoro.
Le interazioni sociali vanno gestite passo per passo.
Le funzioni esecutive restano sotto controllo attivo.
Le intenzioni degli altri vanno lette in tempo reale.
Da fuori, spesso, sembra una giornata normale.
Dentro, il sistema è impegnato.
Il punto non è avere uno stato “giusto” o “sbagliato”.
Il punto è sapere dove sei.
Perché le indicazioni che circolano sono semplici, quasi banali:
Se sei troppo attivatə, recupera.
Se sei troppo disattivatə, muoviti.
Grazie. Ottimo slogan.
Il problema è che, per molte persone nello spettro, leggere cosa sta succedendo nel corpo non è immediato.
Il segnale corporeo può essere confuso, sfumato, intermittente.
L’attivazione “grossa” si riconosce: emergenze, panico, rabbia intensa. Lì il corpo urla.
Quella che spesso sfugge è l’attivazione silenziosa e continua: la tensione di fondo, la vigilanza costante, il cervello che non stacca mai. Col tempo diventa normalità.
Allo stesso modo, la disattivazione che sostiene davvero — quella che nutre e fa manutenzione — per molte persone resta poco familiare.
Non è chiaro come riconoscerla, né come restarci.
Molte persone autistiche sanno dire come stanno: bene o male.
Quello che spesso manca è un’informazione più concreta:
che cosa sta facendo il mio corpo, adesso?
Definire con precisione le emozioni è un’altra storia.
C’è chi prova a capire cosa sente confrontandosi con gli altri.
“Se loro dicono che questa è divertimento, allora forse è divertimento anche per me.”
“Se loro reggono, allora dovrei reggere anch’io.”
“Se per loro non è stanchezza, allora forse non lo è nemmeno per me.”
È un lavoro tutto cognitivo.
Basato sul paragone, sulle regole implicite, su ciò che “dovrebbe essere”.
Ma il corpo non funziona per confronto.
Prima delle etichette emotive serve una base più semplice:
sapere come sto nel corpo.
È da lì che si costruisce una mappa di sé:
capire cosa posso sostenere e per quanto,
cosa mi consuma anche se “agli altri non pesa”,
cosa mi nutre anche se non è spettacolare.
E qui entra in gioco un altro pezzo fondamentale.
Le esperienze quotidiane non restano isolate: si sommano.
Ma non tutte nella stessa direzione.
Alcune esperienze aumentano la mobilitazione del corpo,
altre la ridimensionano.
Quello che senti alla fine della giornata non è l’effetto di un singolo evento,
ma il risultato di questa somma algebrica:
di ciò che ha spinto e di ciò che ha sottratto,
di ciò che ha tenuto il sistema in alto e di ciò che lo ha fatto scendere.
Il corpo fa questi conti continuamente, anche quando tu non li stai facendo.
E se non sai leggere dove sei,
finisci per muoverti a caso,
seguendo regole generiche, confronti esterni, slogan vuoti.
Per questo, prima di regolarsi,
serve orientarsi.
Serve imparare a leggersi.
I quattro quadranti della B.A.D.
La Bussola Attivazione–Disattivazione si basa su due domande operative.
La prima riguarda l’assetto del corpo:
1. com’è il livello di attivazione in questo momento?
Il corpo è più attivato o più disattivato?
La seconda riguarda la qualità dell’esperienza:
2. com’è stare in questo stato?
È una condizione che sostiene o che pesa?
Incrociando queste due informazioni —
assetto del corpo e qualità dell’esperienza —
si ottengono quattro configurazioni possibili.
Quattro quadranti.
I quadranti servono a orientarsi nel momento presente.
Rendono leggibile lo stato in cui si è, adesso.
Quando sai dove sei, diventa più chiaro come muoverti.

🟣 Attivazione negativa
(sistema molto attivato + sto male)
In questo quadrante il sistema è fortemente attivato, ma in allarme.
Il corpo è mobilitato, pronto a reagire, ma lo fa in modalità difensiva.
Si manifesta come tensione costante, irritazione, ansia, rabbia, ipercontrollo, urgenza continua. Il corpo si prepara a reggere, contenere, rispondere, perché sente che deve. Può attivarsi non solo davanti a un pericolo reale, ma anche per una luce troppo intensa, un ambiente affollato, il disordine visivo, un colore sbagliato su una parete.
Molte persone nello spettro passano porzioni enormi della giornata in questo stato senza accorgersene. È uno stato funzionale: si fa quello che c’è da fare, si tiene botta, dall’esterno sembra efficienza.
Il costo, però, è alto.
È il corpo che lavora in allerta continua.
🔵 Attivazione positiva
(sistema molto attivato + sto bene)
Qui il sistema è attivato, ma non è in difesa.
La mobilitazione del corpo sostiene l’esperienza invece di consumarla.
È lo stato dell’interesse, del coinvolgimento, della curiosità, dell’entusiasmo, del flow, di quel focus che assorbe senza logorare. Il corpo è pronto all’azione, ma non sta combattendo. La spinta va verso qualcosa, non contro qualcosa.
In questo stato fare è fluido, il tempo passa senza attrito, il corpo collabora.
Per molte persone autistiche questo quadrante esiste, ma è spesso fragile, intermittente, facilmente interrotto da richieste esterne.
Riconoscerlo è importante, perché non tutta l’attivazione è un problema. Alcune forme di attivazione sono risorsa.
🟡 Disattivazione negativa
(sistema poco attivato + sto male)
Qui il sistema ha abbassato tutto, ma non sta recuperando.
Non è riposo. È arresto protettivo.
Si presenta come stanchezza pesante, blocco, ritiro, apatia, difficoltà a iniziare, senso di vuoto o anestesia. Spesso arriva dopo lunghi periodi di attivazione negativa: il corpo riduce drasticamente la mobilitazione perché ha superato il margine di tenuta.
Questo stato viene spesso frainteso. Da fuori può sembrare mancanza di voglia o scarso impegno. In realtà il sistema è in modalità di contenimento.
Non sta scegliendo di fermarsi: sta evitando un danno maggiore.
🟢 Disattivazione positiva
(sistema poco attivato + sto bene)
Questo è il quadrante più invisibile.
E anche quello più prezioso.
Qui il corpo rallenta, si distende, integra, recupera. La mobilitazione è bassa, ma funzionale. È lo stato della calma che nutre, della quiete, della presenza senza sforzo. È manutenzione del sistema.
Il problema è che questo stato non è rumoroso.
Non spinge, non tira, non chiede attenzione.
C’è. E basta.
Molte persone nello spettro fanno fatica a riconoscerlo perché sono abituate a percepire solo ciò che è intenso, urgente, evidente. Inoltre, per molte, la disattivazione in passato è stata associata a perdita di controllo, giudizio esterno, pericolo, “stai sprecando tempo”.
Così il corpo impara a restare attivato.
Anche quando potrebbe scendere.
Anche quando ne avrebbe bisogno.
E la disattivazione positiva, che potrebbe essere casa, resta un luogo poco praticato.
Come funziona la Bussola Attivazione–Disattivazione
La Bussola Attivazione–Disattivazione serve a dare un’informazione di base su come sta il corpo, anche quando le parole fanno fatica ad arrivare.
Parte dall’osservazione, passo dopo passo.
Passo 1: si parte da qualcosa che è successo.

La Bussola Attivazione–Disattivazione parte da un presupposto semplice:
il corpo reagisce continuamente a ciò che attraversa la giornata.
Si inizia da un evento.
In questo modello, un evento è qualsiasi cosa accaduta mentre tu eri presente.
Può essere un’azione, un’interazione, una situazione, un momento della giornata.
Può apparire banale oppure significativo. Conta una cosa sola: è successo.
Osservare gli eventi rende visibile ciò che altrimenti scorre via.
Annotarli serve a dare forma all’esperienza mentre accade.
È sufficiente iniziare a notare che cosa attraversa la giornata.
Evento dopo evento, la mappa diventa più chiara.
Passo 2: guarda cosa ha fatto al tuo corpo
Dopo un evento, porti per un momento l’attenzione al corpo e ti fai una domanda semplice:
questa esperienza ha aumentato o ridotto la mobilitazione del corpo?
Ti senti più attivatə o più disattivatə?
L’attenzione resta sul corpo, non sulle etichette emotive.
La risposta emerge dalle sensazioni fisiche.
Come riconoscerlo
Quando c’è attivazione, il corpo mostra segnali di spinta e mobilitazione:
tensione, aumento del ritmo, movimento interno, focalizzazione.
Quando c’è disattivazione, il corpo mostra segnali di rallentamento:
calo del ritmo, riduzione della spinta, bisogno di fermarsi, abbassamento generale.
Esempi
Dopo una discussione, il cuore accelera, le mascelle si serrano, il corpo spinge verso l’azione → attivazione.
Dopo alcune ore in un ambiente affollato e rumoroso, il corpo rallenta, la spinta cala, emerge il bisogno di fermarsi → disattivazione.
Dopo aver concluso un progetto significativo, il corpo mostra slancio, movimento, orientamento verso il prossimo passo → attivazione.
All’inizio la risposta può apparire sfumata.
Con l’attenzione ripetuta, le sensazioni diventano più riconoscibili.
La B.A.D. funziona così:
un allenamento a fermarsi e osservare,
a portare attenzione su qualcosa che accade continuamente —
il corpo mentre attraversa le esperienze.
Passo 3: guarda com’è stare in quello stato
Ora entra in gioco la seconda domanda:
in questo stato, sto bene o sto male?
La risposta arriva come una sensazione globale.
Qui emerge la qualità dello stato:
- positiva
- negativa
Esempi (energia + qualità)
- Sei sul divano dopo una giornata tranquilla, con una tisana e un libro.
Sei disattivatə (assetto corporeo basso) e ti senti calmə, a posto → disattivazione positiva.
- Hai avuto quella discussione.
Sei attivatə (cuore che pompa, tensione) e ti senti agitatə, nervosə, arrabbiatə → attivazione negativa.
- Hai completato il progetto.
Sei attivatə (assetto corporeo alto) e ti senti soddisfattə, motivatə → attivazione positiva.
- Sei crollatə sul divano dopo il centro commerciale.
Sei disattivatə (energia zero) e ti senti svuotatə, irritabilə → disattivazione negativa.
L’evento trova il suo posto
La qualità dello stato — stare bene o stare male lì dentro — diventa evidente senza troppo sforzo.
Quando queste due informazioni si incontrano
– come è orientato il corpo
– com’è stare in quello stato
l’evento trova naturalmente il suo posto nella bussola.
- Attivazione positiva → il corpo è attivo e stare lì è nutriente
- Attivazione negativa → il corpo è attivo e stare lì è faticoso
- Disattivazione positiva → il corpo rallenta e stare lì è riposante
- Disattivazione negativa → il corpo rallenta e stare lì è pesante
Questo passaggio nasce dai segnali corporei.
Non richiede interpretazioni raffinate.
Richiede presenza.
Capire dove sei
A questo punto la Bussola risponde alla domanda centrale:
in che tipo di stato sono adesso?
Ed è spesso l’informazione che cambia tutto.
Dire “sono in attivazione negativa da tre ore” racconta molto.
Dice che il corpo sta reggendo troppo e chiede una via di disattivazione positiva.
Dire “sono in disattivazione negativa da giorni” racconta un’altra cosa:
il corpo è rallentato e ha bisogno di essere riavvicinato al movimento, con gradualità.
La mappa si costruisce nel tempo, evento dopo evento.
Osservazione dopo osservazione.
Serve iniziare a fare caso a cosa succede nel tuo corpo mentre vivi.
Da lì, piano piano,
impari a muoverti.
Dal quadrante al punto: costruire la mappa
Una volta individuato il quadrante, si può fare un passo in più.
Non è obbligatorio. È uno strumento in più.
Serve a vedere i pattern nel tempo.

La valenza: com’è stata vissuta l’esperienza
La valenza risponde a una domanda diretta:
per me, questa esperienza è stata nutriente o faticosa?
La risposta riguarda il modo in cui l’evento è stato vissuto nel corpo, non il suo significato razionale, sociale o “giusto/sbagliato”.
- Valenza positiva → ha dato qualcosa, ha sostenuto, ha fatto stare meglio
- Valenza negativa → ha tolto qualcosa, ha consumato, ha appesantito
La valenza colloca l’evento sopra o sotto l’asse orizzontale della mappa.
Non serve una valutazione fine: basta una percezione globale.
L’intensità: quanto ha inciso sul corpo
L’intensità risponde a un’altra domanda semplice:
quanto questo evento ha inciso, per me?
Qui conta l’impatto soggettivo, non l’importanza “oggettiva” dell’evento.
Puoi usare una scala molto semplice — poco, medio, molto —
oppure una scala numerica, da 1 a 10, se ti è più comoda.
L’intensità determina quanto il punto si allontana dal centro della mappa:
gli eventi più incisivi finiscono più lontano, quelli leggeri restano più vicini.
Evento dopo evento, punto dopo punto, la mappa inizia a prendere forma.
E quello che prima era confuso diventa leggibile.
In sintesi
Ogni evento può essere descritto da tre informazioni:
- livello di energia (attivazione o disattivazione)
- valenza (positiva o negativa)
- intensità (quanto ha inciso)
Con queste informazioni, l’evento diventa un punto preciso nel piano cartesiano.
Evento dopo evento, punto dopo punto,
la mappa inizia a prendere forma.

Perché questa mappa può aiutare
Quando inizi a leggere le tue giornate in termini di attivazione e disattivazione, con valenza positiva o negativa, succede un cambiamento concreto.
L’attenzione si sposta.
Il focus passa dalla valutazione di sé all’osservazione dello stato del corpo.
La domanda diventa più leggibile:
in che tipo di stato sono?
da quanto tempo ci sono?
Questa è un’informazione utilizzabile.
Con l’uso della B.A.D., emergono con chiarezza i fattori che incidono davvero.
Alcuni sorprendono.
Esperienze considerate “rilassanti” risultano faticose.
Attività apparentemente neutre mostrano un effetto attivante costante.
Pause pensate per recuperare rivelano un impatto nullo sul corpo.
Diventa evidente anche un altro aspetto:
le esperienze piacevoli possono mantenere il sistema troppo attivato.
Una serata coinvolgente può collocarsi in attivazione positiva.
Se si prolunga o si accumula, produce comunque sovraccarico.
La B.A.D. rende visibile l’effetto delle esperienze.
Non l’intenzione.
Compaiono mosse praticabili
Quando lo stato diventa leggibile, compaiono possibilità di intervento concrete.
Piccole, proporzionate, accessibili.

Esempi:
“Mi trovo in attivazione negativa da diverse ore.
Serve uno scarico: qualche minuto di movimento, una breve camminata, musica e corpo che si muove.”
“Mi trovo in disattivazione negativa.
Serve una riattivazione graduale: una cosa semplice, una spinta minima.”
Cinque minuti. Dieci.
Un cambio di ritmo sufficiente a spostare l’assetto.
L’intervento nasce dall’orientamento, non dalla forzatura.
La domanda cambia
Il passaggio centrale è questo.
La domanda smette di essere:
“cosa c’è che non va in me?”
Diventa:
“in che stato sono, adesso?”
Questo approccio produce un cambio di relazione con sé.
L’osservazione sostituisce il giudizio.
I dati prendono il posto della colpa.
Quando diventa possibile leggere cosa sta succedendo nel corpo,
la regolazione diventa praticabile.
No.
La B.A.D. parte prima delle emozioni.
Lavora sull’assetto corporeo (attivazione/disattivazione) e sulla qualità dell’esperienza (stare bene/stare male).
Le etichette emotive possono arrivare dopo. Oppure no.
Succede spesso.
In quel caso la B.A.D. funziona comunque, perché l’attenzione si allena nel tempo.
All’inizio le risposte possono apparire vaghe.
Con l’osservazione ripetuta, i segnali diventano più leggibili.
Non c’è un punto di arrivo.
La B.A.D. è una pratica di osservazione continua.
Già dopo pochi giorni può emergere più chiarezza.
Nel tempo, diventa una mappa personale.
No.
La mappa è uno strumento, non un obbligo.
Puoi usarla:
- ogni tanto
- in periodi critici
- quando senti confusione
Anche solo farti le due domande è già usare la B.A.D.
No.
I quadranti non sono obiettivi, né ideali.
Stare spesso in attivazione o in disattivazione racconta come sono organizzate le tue giornate e come il sistema nervoso sta funzionando nel tempo.
Riconoscere questo assetto permette di vedere dove qualcosa pesa o consuma, e indica se può essere utile modificare alcuni elementi della giornata per stare meglio.
Il punto resta l’osservazione, non la correzione forzata.
No.
La disattivazione può essere nutriente o pesante.
La B.A.D. serve proprio a distinguere:
- disattivazione che blocca
- disattivazione che sostiene
Serve prima a orientarsi.
La regolazione viene dopo.
Senza orientamento, ogni tentativo di regolazione diventa casuale o forzato.
Sì, adattando il linguaggio.
La struttura resta la stessa:
- com’è il corpo
- com’è stare così
Quando la B.A.D. diventa un linguaggio familiare e condiviso, la sua efficacia aumenta.
Permette di parlare degli stati interni in modo concreto, senza giudizi e senza etichette emotive forzate.
Per questo si presta molto bene a un uso educativo.
No.
È uno strumento di consapevolezza e auto-osservazione.
Può affiancare percorsi terapeutici, educativi o di supporto.
Cercare il quadrante “giusto”.
La B.A.D. non premia stati, rende leggibili quelli che ci sono.
✍️ Nota dell’autrice
Questo articolo nasce da dentro.
Dal mio corpo neurodivergente, dalla mia storia di adattamenti lunghi una vita, e dall’ascolto quotidiano delle persone con cui lavoro.
La Bussola Attivazione–Disattivazione™ (B.A.D.) nasce da un bisogno reale:
avere una mappa leggibile quando il corpo è attivo o rallentato senza che questo venga riconosciuto, quando la stanchezza si accumula sotto traccia e le giornate vengono attraversate più per tenuta che per scelta.
Si colloca nel campo più ampio dei modelli di autoregolazione e consapevolezza corporea, ma non nasce come modello clinico o prescrittivo.
Nasce come strumento di orientamento, pensato per essere usato anche quando la percezione interna è confusa, intermittente o poco affidabile — una condizione frequente nelle persone neurodivergenti dopo anni di adattamento continuo.
La sua specificità sta nell’uso combinato di due assi semplici — attivazione/disattivazione e qualità dell’esperienza— e in una mappa che non dice come dovresti stare, ma aiuta a leggere dove sei, nel corpo e nel tempo.
La B.A.D. non valuta gli stati, li rende visibili.
L’ho creata per me e per chi, come me, ha passato anni a funzionare senza sapere quanto stesse costando.
È uno strumento essenziale, pratico, non moralizzante: serve a orientarsi prima di regolarsi, a smettere di correggersi a caso, a costruire un rapporto più leggibile con il proprio sistema nervoso.
La Bussola Attivazione–Disattivazione™ fa parte del progetto Manuale Punk per Autistici, che nasce per:
– proteggere il corpo prima delle aspettative
– costruire strumenti di autodeterminazione fuori norma
– rifiutare l’idea che la cura coincida con la normalizzazione
– legittimare la stanchezza come dato, non come colpa
– creare linguaggi che rendano il corpo leggibile, non correggibile
Se questo modello ti è stato utile, usalo.
Se vuoi condividerlo, fallo citando la fonte.
Le idee servono quando circolano.
Ma servono ancora di più quando restano riconoscibili.
La Bussola Attivazione–Disattivazione™ (B.A.D.) è una creazione originale di Francesca Mela (2026).
Riproduzione consentita solo con attribuzione.




