di Peter Hess
traduzione italiana a cura di Elena Offerente
Le persone autistiche e le loro famiglie sperimentano sempre più spesso la marijuana per cercare di alleviare problemi come l’insonnia, l’epilessia e il dolore cronico – e i tratti dell’autismo. Ma ci sono ancora poche prove della sua sicurezza o della sua efficacia.
Negli ultimi dieci anni, le persone autistiche e le loro famiglie hanno sperimentato sempre più spesso la marijuana terapeutica e i prodotti da essa derivati. Molti sperano che questi composti allevieranno una serie di tratti e difficoltà collegate all’autismo. Ma gli scienziati sono ancora nelle prime fasi di una rigorosa ricerca sulla sicurezza e l’efficacia della marijuana. Questo che significa che le persone che la adoperano come trattamento devono fare affidamento principalmente su informazioni aneddotiche provenienti da amici e forum per avere una guida e delle indicazioni.
Qui spieghiamo cosa sanno i ricercatori sulla sicurezza e l’efficacia della cannabis per l’autismo e le condizioni correlate.
cos’è la marijuana terapeutica?
Con marijuana terapeutica ci si riferisce generalmente a qualsiasi prodotto derivato dalle piante di cannabis –inclusi fiori secchi, resine e oli– il cui uso sia stato prescritto da un medico. Può essere consumata direttamente o infusa in una serie di cibi, pastiglie e caramelle. Questi prodotti sono diventati popolari tra le persone autistiche e le loro famiglie per il trattamento di un’ampia gamma di condizioni, tra cui insonnia, epilessia e dolore cronico.
A seconda della varietà della pianta e dei metodi di lavorazione utilizzati, i prodotti contengono livelli variabili di principi attivi. Tra questi vi sono il tetraidrocannabinolo (THC) — responsabile dello “sballo” associato alla marijuana — e il cannabidiolo (CBD), che è minimamente psicoattivo. Gran parte della ricerca sulle applicazioni mediche si concentra sul CBD. Ci sono anche più di 500 altri composti nella marijuana che possono influenzare il comportamento e la cognizione delle persone1.
La marijuana terapeutica è legale?
Sì e no. La legge federale negli Stati Uniti classifica la marijuana e i suoi derivati come sostanze “di tipo 1”. Ciò che significa che non hanno un utilizzo medico riconosciuto e che presentano un alto potenziale di abuso. Le sostanze di serie 1 sono illegali e la ricerca su di esse richiede che i laboratori seguano rigorosi protocolli di sicurezza e aderiscano a regolari ispezioni delle strutture.
In 33 stati, insieme al Distretto di Columbia e Porto Rico, tuttavia, le persone possono legalmente acquistare e utilizzare la cannabis terapeutica per determinate condizioni specifiche come le crisi epilettiche e problemi del sonno, ma l’elenco delle condizioni per cui l’uso è consentito varia a seconda dello stato. Questi stessi stati, più altri tredici, consentono anche l’utilizzo dell’olio di CBD. Quattordici Stati, più il Porto Rico, hanno approvato la marijuana terapeutica per l’autismo. Altri stati possono autorizzarne l’uso per le persone autistiche a discrezione di un medico.
Secondo la legge federale degli Stati Uniti, i prodotti a base di CBD ottenuti dalla canapa industriale sono legali purché contengano non più dello 0,3% di THC. In alcuni Stati, l’olio di CBD può contenere fino al 5% di THC.
In molti Stati in cui la marijuana terapeutica è legale, i negozi autorizzati vendono prodotti che sono stati testati da laboratori accreditati per verificare la presenza di principi attivi e l’assenza di agenti contaminanti. Alcuni Stati consentono alle persone o ai loro caregivers autorizzati di coltivare le proprie piante di cannabis per uso personale. La maggior parte degli stati americani richiede alle persone che usano marijuana terapeutica di registrarsi e ottenere una speciale tessera di identificazione.
In molti paesi europei, così come in Australia, Canada, Israele e Giamaica, la cannabis terapeutica è legale, con leggi specifiche che variano da paese a paese.
Esistono farmaci derivati dalla cannabis approvati per il trattamento dell’autismo o di condizioni correlate?
Ad oggi, la Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha approvato un solo farmaco derivato dalla cannabis: Epidiolex. Si tratta di un estratto liquido di cannabis contenente CBD purificato che può ridurre le convulsioni nelle persone con la Sindrome di Dravet o la Sindrome di Lennox-Gastaut – forme gravi di epilessia che a volte sono accompagnate da autismo – e in quelle con complesso della sclerosi tuberosa. È disponibile solo su prescrizione medica e solo per queste tre condizioni.
GW Pharmaceuticals, la società che produce Epidiolex, sta conducendo una sperimentazione del farmaco per la sindrome di Rett, una condizione dello sviluppo neurologico correlata all’autismo. Lo studio sulla sindrome di Rett non è incentrato sull’attenuazione delle crisi epilettiche, ma sul miglioramento dei problemi cognitivi e comportamentali. L’azienda sta anche reclutando bambini e adolescenti autistici per una seconda fase di sperimentazione della cannabidivarina, un altro componente della cannabis. Tale studio esaminerà l’effetto della cannabidivarina su una serie di tratti nei bambini autistici, compresi i comportamenti ripetitivi, e sulla qualità della vita.
In che modo la cannabis potrebbe aiutare le persone autistiche?
Il successo dell’Epidiolex ha spinto molti genitori a provare marijuana ed estratti di cannabis per le crisi epilettiche, i problemi comportamentali ed altri tratti legati all’autismo nei loro figli. Tuttavia, gli esperti avvertono che questi farmaci rimangono in gran parte non testati per tali scopi. Alcuni studi sui cannabinoidi hanno mostrato risultati promettenti in modelli animali e in studi clinici in fase iniziale, ma questa ricerca non supporta ancora il loro utilizzo diffuso.
Si pensa che i principi attivi della cannabis esercitino i loro effetti legandosi a proteine chiamate recettori dei cannabinoidi nel cervello: il THC attiva i recettori CB1 e CB2, mentre il CBD sembra bloccarli2.
Entrambi i tipi di recettori dei cannabinoidi si trovano nei neuroni del cervello e in tutto il corpo. Il cervello contiene più recettori CB1 che CB2 e l’attivazione di ciascun tipo di recettore influenza una serie di canali ionici e proteine coinvolte nella segnalazione cellulare3. Gli effetti finali dell’attivazione dei recettori dei cannabinoidi dipendono dal sistema corporeo a cui appartengono. Ad esempio, l’attivazione dei recettori CB1 nel cervello può aumentare o diminuire l’eccitabilità dei neuroni, a seconda del tipo di neurone a cui si lega un cannabinoide. L’attivazione dei recettori CB2 nell’apparato digerente può ridurre uno stato infiammatorio4,5.
Secondo uno studio del 2013 pubblicato su Nature Medicine6, il blocco del recettore CB1 può alleviare convulsioni e problemi di memoria in un modello murino di Sindrome dell’X fragile, una condizione correlata all’autismo. Uno studio clinico del 2018 su un farmaco sintetico a base di CBD condotto dalla casa farmaceutica Zynerba ha mostrato miglioramenti significativi dell’ansia e di altri tratti comportamentali nelle persone con la sindrome dell’X fragile. È stato inoltre dimostrato che l’attivazione del recettore dei cannabinoidi porta a miglioramenti della memoria nei topi con sindrome dell’X fragile7.
La ricerca ha anche dimostrato che il CBD allevia le crisi epilettiche nei bambini con disturbo da carenza di CDKL5, una condizione collegata all’autismo caratterizzata dalla presenza di convulsioni e ritardo dello sviluppo. Oltre a ridurre le crisi convulsive Il CBD riduce migliora l’apprendimento e la socialità in un modello murino di disturbo da carenza di CDKL5.
A complicare il quadro, il CBD da solo potrebbe non essere sufficiente per ottenere gli effetti terapeutici della cannabis. Uno studio del 2018 suggerisce che un rapporto di 20 a 1 tra CBD e THC allevia gli scoppi di aggressività nei bambini autistici8. Questo stesso rapporto tra i composti ha migliorato significativamente la qualità della vita di alcuni bambini e adolescenti con autismo in uno studio del 20199. In particolare, i ricercatori hanno osservato una riduzione significativa di crisi epilettiche, tic, depressione, irrequietezza ed scatti d’ira. La maggior parte dei partecipanti ha riportato miglioramenti, e circa il 25% dei partecipanti ha sperimentato effetti collaterali come l’irrequietezza.
La cannabis può anche avere effetti che vanno oltre i recettori dei cannabinoidi. Uno studio del 2020 ha mostrato che i topi che hanno ingerito CBD per lunghi periodi di tempo hanno mostrato cambiamenti nella metilazione del DNA in sezioni del genoma associate all’autismo10. I ricercatori hanno suggerito che i cambiamenti epigenetici potrebbero essere almeno in parte responsabili degli effetti comportamentali del CBD, sebbene non abbiano esaminato direttamente il comportamento dei topi.
La cannabis è sicura?
Non è chiaro. Dosi elevate di solito non sono fatali, ma l’assunzione regolare può avere effetti a lungo termine.
Sulla base degli studi clinici su Epidiolex, la FDA avverte che il farmaco potrebbe causare un innalzamento degli enzimi epatici, che può essere un segno di danno epatico. Ciò è particolarmente probabile nelle persone che assumono contemporaneamente Epidiolex e il farmaco per l’epilessia valproato.
Il CBD è considerato minimamente psicoattivo, ma molte preparazioni contengono quantità non dichiarate di THC, che possono portare a intossicazioni e a stati di alterazione indesiderata.
Molti studi hanno dimostrato che il trattamento con cannabis comporta solo effetti collaterali minori come sedazione o irrequietezza. Questi studi, tuttavia, non hanno esaminato gli effetti collaterali a lungo termine. I ricercatori non hanno ancora una solida conoscenza di come i principi attivi della marijuana influenzino effettivamente il cervello. Non sanno neppure come questi composti potrebbero avere un impatto sul cervello in via di sviluppo di un bambino o un adolescente. Altro quesito aperto riguarda il fatto di come possano interagire con altri farmaci.
Alcune ricerche hanno dimostrato che il consumo di marijuana a scopo ricreativo a partire dall’adolescenza può avere effetti negativi a lungo termine sulla cognizione11. Tuttavia, gli esperti notano che i dosaggi usati per scopi medici sono spesso molto più bassi di quelli usati in un contesto ricreativo.
Alcuni prodotti a base di cannabis sono più sicuri o efficaci di altri?
Molte persone che si autosomministrano cannabinoidi per l’epilessia o altre condizioni, li coltivano in casa. Altri li acquistano direttamente dalle aziende anziché presso i rivenditori autorizzati dallo stato. La ricerca ha dimostrato che i prodotti aziendali e quelli autorizzati non sono creati nello stesso modo.
Secondo uno studio del 2017 pubblicato su JAMA, la potenza effettiva dei prodotti CBD varia ampiamente rispetto alle concentrazioni pubblicizzate. Alcuni prodotti contengono più del limite legale di THC, potenzialmente abbastanza da causare intossicazione, specialmente nei bambini12. Meno di un terzo dei prodotti testati conteneva entro il 10% della concentrazione di CBD pubblicizzata, mentre il THC è stato rilevato in circa il 21% dei campioni.
In una presentazione alla riunione del 2020 dell’American Academy of Neurology, i ricercatori hanno concluso che i prodotti CBD “artigianali” disponibili per l’acquisto online e nei negozi di alimenti naturali non sono efficaci nel controllare le crisi epilettiche come il CBD di tipo farmaceutico.
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Link all’articolo: https://www.thetransmitter.org/spectrum/cannabis-and-autism-explained/?fspec=1




