Esplorare l’autismo Parte 3: Autism Plus

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di Tony Attwood

Traduzione a cura di Francesco Gemignani

In questo terzo articolo dedicato all’esplorazione dell’autismo il professor Tony Attwood descrive alcune condizioni che comunemente si presentano in co-occorrenza con l’autismo. Nel primo articolo Tony ha contestualizzato storicamente l’autismo. Nel secondo articolo ha condiviso le sue osservazioni su come le diverse persone affrontano l’autismo e i vari risultati di questi meccanismi di coping. Nel quarto articolo Tony parlerà della prognosi nell’autismo.

Chi è Tony Attwood?

Il Prof. Tony Attwood PhD è uno psicologo clinico, educatore e autore riconosciuto a livello internazionale. Recentemente ospite del programma Australian Story della ABC, Tony è una delle massime autorità mondiali in materia di autismo. Il suo libro Guida completa alla sindrome di Asperger è un best-seller internazionale e un testo di riferimento per i genitori e i professionisti del settore.

Oggi sappiamo che esiste un’associazione tra autismo e ansia: circa l’80% dei bambini e degli adulti autistici si sente leggermente ansioso per gran parte della giornata e per la maggior parte della vita. Spesso sperimentano un’ansia intensa in situazioni specifiche, come quando avvengono cambiamenti nella routine o nelle aspettative, vi è incertezza su cosa fare o su quello che accadrà, paura dell’imperfezione e di commettere errori e di esperienze sensoriali specifiche. Ci può essere ansia anche per i luoghi affollati, come un centro commerciale di sabato. La ricerca ha confermato che il disturbo d’ansia è il problema di salute mentale più comune per gli adulti autistici. A volte, il livello di ansia sperimentato può essere percepito come effettivamente più invalidante delle caratteristiche diagnostiche stesse dell’autismo.

La ricerca e l’esperienza clinica indicano che circa un terzo degli adulti autistici sperimenta sentimenti ciclici di tristezza e pessimismo che possono evolvere in una depressione clinica. Le ragioni per cui una persona autistica può diventare triste e depressa sono molteplici. Queste includono sentimenti di isolamento sociale, solitudine e il fatto di non essere apprezzati e compresi dai familiari e dai colleghi.

Un altro motivo di depressione è l’esaurimento dovuto alla socializzazione, al tentativo di gestire e spesso di reprimere le emozioni, in particolare l’ansia, e di far fronte alla sensibilità sensoriale. La persona è costantemente in uno stato di allerta, cerca di sopportare l’ansia persistente e soffre di un deficit di resilienza emotiva e di fiducia in sé stessa. Lo sforzo mentale di analizzare intellettualmente le interazioni e le esperienze quotidiane è estenuante e l’esaurimento dell’energia mentale porta a pensieri e sentimenti di disperazione.

Recenti ricerche hanno esplorato l’associazione tra autismo e alessitimia, ovvero la capacità di riconoscere o descrivere i propri pensieri ed emozioni. Una persona autistica avrà una vera e propria difficoltà a convertire i propri pensieri e sentimenti in parole. Quando gli si chiede perché ha fatto qualcosa, o di descrivere i suoi sentimenti riguardo a un evento, può semplicemente rispondere: “Non lo so!”.

Non si tratta di un atteggiamento ottuso o evasivo, ma dell’espressione autentica di una difficoltà riconosciuta nell’ambito dell’autoriflessione e della comunicazione all’esterno dei propri pensieri e sentimenti interiori attraverso la parola. La terapia psicologica per i problemi di salute mentale dovrà adattarsi al profilo delle abilità e delle esperienze associate all’autismo, come l’alessitimia, la consistente esperienza di episodi di bullismo e prese in giro lungo tutto l’arco della vita e la sensibilità sensoriale. Oggi disponiamo di manuali di terapia psicologica progettati specificamente per adulti con autismo e, insieme alla mia collega, la dott.ssa Michelle Garnett, ho potuto direttamente contribuire a molti di questi manuali e programmi terapeutici. Abbiamo progettato e valutato programmi individuali e di gruppo per l’ansia e la depressione, per sviluppare la resilienza al bullismo e alle prese in giro e acquisire abilità in aree che vanno dall’amore e dal romanticismo fino all’occupazione e al lavoro.

Vi sono prove crescenti che l’autismo sia associato a specifici disturbi dell’apprendimento come dislessia e iperlessia, disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività [ADHD, N.d.R.], disabilità intellettiva e disturbi specifici del linguaggio. Pertanto, il percorso diagnostico non si conclude con la conferma dell’autismo. Al contrario, il percorso diagnostico per l’autismo può iniziare con la diagnosi accurata di un altro disturbo mentale o di personalità e una dettagliata anamnesi dello sviluppo indicare, successivamente, la presenza dell’autismo.

La ricerca e la mia esperienza clinica suggeriscono che circa un paziente su quattro che presenta un disturbo alimentare, abuso di sostanze, disforia di genere e disturbo borderline di personalità ha una doppia diagnosi. Esiste anche un’associazione tra l’autismo e la Sindrome di Tourette, i disturbi del sonno e i disturbi bipolari. I clinici in tutte le aree della psicologia e della psichiatria devono essere consapevoli delle caratteristiche dell’autismo [che possono incontrare, N.d.R] nella storia dello sviluppo e nel profilo delle abilità del paziente. Quando la diagnosi viene confermata, è necessario adattare la propria psicoterapia per accogliere il paziente autistico che ha un modo diverso di percepire, pensare, apprendere e relazionarsi rispetto agli altri pazienti.

Pur riconoscendo il concetto di autism plus, non dimentichiamoci del concetto di autismo puro. Circa il 15% degli adulti autistici, infatti, non presenta diagnosi aggiuntive e spesso ha una prognosi diversa.

Link all’articolo originale: https://attwoodandgarnettevents.com/exploring-autism-part-3/